Dal 12 al 22 febbraio, al Teatro Arcas di Napoli, é in scena “un curioso accidente” del drammaturgo Carlo Osvaldo Goldoni, uno dei padri della commedia moderna, con riadattamento e regia di Francesco Sisto.
Sisto, ha riadattato l’ “Accidente” di Goldoni riducendo il  testo originale in tre atti in veneziano,  in un atto unico in napoletano ambientato nella prima metà del ‘900. L’intenzione del regista, secondo me davvero ben riuscita, é stata quella di mettere in scena uno spettacolo che faccia divertire con eleganza e nel rispetto di due scuole teatrali cresciute e sviluppatesi sulla scia della Commedia Dell’Arte. Con questa riduzione, lo spettacolo, non é stato per niente pesante, ma anzi molto interessante e divertente.

 

La Venezia da cui nasce l’arte di Goldoni è quella dei vecchi mercanti, onesti, gretti e tradizionalisti e delle loro ragazze custodite gelosamente dentro casa; ma è soprattutto la Venezia del carnevale e dei teatri. Ed il riadattamento  si presta perfettamente alla Napoli di inizio novecento, nella quale troviamo la popolana Corallina che con le sue movenze e la sua interpretazione ci proietta nella Napoli antica.
La vicenda ha come protagonista Pancrazio, ricco commerciante, che ospita nella propria casa Flavio, giovane nobile studente. Flavio, durante la sua permanenza in questa casa, si innamora di Flaminia, figlia di Pancrazio. Il giovane, credendo impossibile che possa coronare il suo sogno d’amore, decide di partire. Pancrazio, vedendo il giovane sempre più malinconico, sospetta che qualche dispiacere segreto gli provochi una malattia dello spirito. Pancrazio ha troppa fiducia in sua figlia per avere anche il minimo sospetto di ciò che accade e crede piuttosto che Flavio si sia innamorato di Costanza, amica di sua figlia. Flaminia, con l’aiuto della sua serva Corallina, a sua volta innamorata di Coviello, servo di Flavio, e quindi interessata a non far partire il giovane, lascia credere al padre che Flavio ami realmente Costanza, ma che si disperi perché il padre della giovane, don Cassandro, agiato quanto avaro negoziante, non gliela voglia accordare come moglie perché, seppur nobile, non è abbastanza ricco per la figlia. Pancrazio cerca quindi di mediare con Cassandro, che non vuole sentire ragioni. A questo punto Pancrazio, esorta Flavio a rapire Costanza, fornendogli egli stesso il denaro necessario a portare a termine il rapimento. Il giovane profitta del consiglio e del danaro e fugge sì, ma con Flaminia.
I dialoghi che Goldoni crea per i suoi personaggi nelle commedie da lui scritte in lingua italiana sono dialoghi alle volte trascurati, alle volte senza forza; eppure così pieni nelle sue inversioni, sospiri e oneste languidezze, di carattere e insomma di stile.  Goldoni non usò il dialetto nella sua rozzezza ma in maniera fluida, musicale, ed allo stesso modo é usato da Sisto nella sua reinterpretazione dell’accidente di Goldoni.
Persino nelle sue scene popolari i toni, nei loro battibecchi, dei personaggi di Corallin e Coviello sono strilletti e strillini.
Molto belli i costumi d’epoca usati nella commedia, dove abbondano i damascati, le gonne ampie ed i corpetti per le donne, i pantaloni al ginocchio,  calzettoni e panciotti per gli uomini.
Molto penetrante e teatralizzate l’interpretazione di Corallina e Coviello, che sembrano quasi dei personaggi usciti da un film di Totó, che sovrastano la scena con le loro mimiche facciali e movenze popolari.
Interessante anche l’interpretazione di Pancrazio e Cassandro, che con i loro battibecchi hanno suscitato il riso della platea.
Un po’ impacciata, invece, quella dei tre giovani coinvolti nel divertente triangolo amoroso.