
Tutti vanno in Sardegna per il mare, lo so. Ma quando ho ricevuto l’invito per Expo Barumini, ho capito subito che era l’occasione che aspettavo da tempo: scoprire quella Sardegna che quasi nessuno racconta. Quella delle pietre antiche, dei silenzi profondi, dei riti che attraversano i secoli senza perdere un battito.
E così, con una valigia leggera e una curiosità infinita, mi sono ritrovata nel cuore del Medio Campidano, pronta a perdermi tra borghi dimenticati, nuraghi segreti e tradizioni che profumano di zafferano e maialetto allo spiedo.
Quello che ho scoperto mi ha cambiata, senza che me ne accorgessi.
L’accoglienza a Gesturi
Appena arrivata mi hanno portata direttamente alla proloco di Gesturi dove è iniziata subito l’accoglienza sarda, tra buon cibo, canti, balli e un assaggio di quello che ci avrebbe atteso nei prossimi giorni.

La Giara di Gesturi: dove il silenzio parla
La mattina seguente è iniziato il viaggio vero e proprio dal Parco della Giara di Gesturi, un altopiano basaltico che si erge come un’isola sospesa nel tempo. Appena arrivo, il silenzio mi avvolge come una coperta antica. Non è un silenzio vuoto, ma pieno — di respiri, di fruscii, di attesa.
E poi, all’improvviso, li vedo: i cavallini della Giara.

Piccoli, selvaggi, fieri. Si muovono tra le rocce scure e i cespugli di corbezzolo con una grazia che sembra danza. Non si lasciano avvicinare facilmente, eppure ti guardano dritto negli occhi, come se volessero ricordarti chi sei davvero.
Mi fermo a osservarli per un tempo che non riesco a misurare. Il vento mi scompiglia i capelli e io sento, per la prima volta dopo tanto tempo, che non c’è fretta. Qui il tempo scorre diversamente.

Tra le rocce basaltiche compare il Protonuraghe di Bruncu Madugui — un nome impossibile da pronunciare, ma impossibile da dimenticare. È una delle forme più antiche della civiltà nuragica, scolpita dal tempo e dal vento. Sembra un altare ciclopico, un luogo dove la terra parla ancora la lingua degli dei.
Setzu e le Domus de Janas: quando il mito diventa reale
Nel pomeriggio abbiamo proseguito verso Setzu, un piccolo borgo aggrappato alla collina, che all’ora del tramonto diventa ancora più magico. Qui si trovano le Domus de Janas, le tombe preistoriche scavate nella roccia.
C’è chi le chiama “case delle fate“, ed è facile capire perché. Quando entri lì dentro, con la luce che filtra appena dalle aperture, il confine tra mito e realtà si assottiglia fino a sparire.
Mi sono ritrovata a immaginare chi le ha scavate, migliaia di anni fa, con quale fatica, con quale fede. E ti viene da chiedere se davvero siano tombe o piuttosto portali verso un altro mondo. La sensazione è quella di essere ospite in uno spazio sacro, dove anche il respiro va dosato con rispetto.

Tuili: il borgo che canta
Sono arrivata a Tuili nel tardo pomeriggio e subito mi sono innamorata di questo piccolo borgo che custodisce un tesoro inaspettato: il Museo degli Strumenti Musicali.
Qui ho scoperto la launeddas, il suono più antico della Sardegna. Un laboratorio artigiano mi ha accolto con sorrisi e mani sapienti che trasformano canne di fiume in strumenti capaci di parlare. Il suono che ne esce è ipnotico, ancestrale, come un canto che viene dal centro della terra.
Ho passeggiato per il centro storico, tra case in pietra e vicoli profumati di pane carasau appena sfornato. Ma entrata nella chiesa cittadina, mi sono incantata di fronte al retablo: colori vividi, oro che brilla anche nella penombra, e la sensazione che il tempo si sia fermato proprio lì, in quella cappella silenziosa.
A Tuili ho dormito in un B&B accogliente, una di quelle strutture a conduzione familiare dove ti senti subito a casa. Nei dintorni di Barumini, Tuili e Gesturi ci sono molti B&B carini, spesso ricavati da case tradizionali restaurate con cura, perfetti per immergersi davvero nella vita locale. La mattina mi sono svegliata con il profumo del caffè e delle seadas appena fatte, e ho capito che la vera ospitalità sarda è questa: genuina, calda, senza fronzoli.
Genuri e il Nuraghe San Marco: il gigante risorto
Ci siamo poi diretti a Genuri dove c’è stata una scoperta inaspettata: il Nuraghe San Marco, tornato alla luce solo di recente dopo anni di scavi e fortemente voluto dalla popolazione locale. È un gigante di pietra risorto dal passato, con le sue mura possenti e i suoi segreti ancora da svelare. Al momento è ancora chiuso al pubblico ma aprirà a breve.
Ho camminato tra i resti e mi è sembrato di sentire ancora le voci di chi abitava questi luoghi tremila anni fa. Ogni pietra racconta una storia, ogni corridoio nasconde un mistero. E io mi sento piccola, ma al tempo stesso parte di qualcosa di molto più grande. ma questo è stato solo un piccolo assaggio, vissuto in serata, con la luce della luna piena che ha reso tutto ancora più magico. L’indomani ci attendeva lui: il nuraghe per eccellenza!

Su Nuraxi di Barumini: il cuore pulsante della Sardegna nuragica
L’indomani mattina l’abbiamo dedicata alla visita di Su Nuraxi di Barumini, l’unico nuraghe Patrimonio UNESCO dell’Isola dal 1997. Più di 3500 anni di mistero racchiusi in un labirinto di pietra che ancora oggi lascia senza fiato.
I nuraghe sono costruzioni in pietra… che in realtà nascondono una delle civiltà più affascinanti del Mediterraneo: quella nuragica!
Sono entrata all’interno di Su Nuraxi di Barumini: l’unico nuraghe della Sardegna riconosciuto Patrimonio UNESCO, dal 1997!

Costruito oltre 3.500 anni fa, era un vero e proprio forte della civiltà nuragica: torri, cunicoli, corti interne… un piccolo mondo di pietra dove si viveva, si commerciava e probabilmente si pregava.
La sua struttura è unica: una torre centrale circondata da quattro torri perfettamente orientate verso i quattro punti cardinali.
E proprio dentro la torre principale è stato trovato un frammento di olivastro, datato 1470 a.C.
Significa che qui c’era vita… più di 3.400 anni fa! 😱
Ma attorno a Barumini non ci sono solo mura antiche. Ci sono leggende: c’è chi parla di giganti che avrebbero sollevato i massi ciclopici… e chi dice che i nuraghi fossero osservatori astronomici, allineati con stelle e solstizi.

In realtà, erano un po’ tutto: fortezze, luoghi sacri, simboli di potere.
E ancora oggi, camminando qui dentro, si ha la sensazione che ogni pietra stia custodendo una storia… che non ha mai smesso di parlare!
Ho camminato tra i suoi corridoi con il cuore che batteva forte. Le torri svettano verso il cielo, le mura si intrecciano come in un abbraccio eterno. La guida mi ha raccontato di villaggi, di difese, di vita quotidiana. Intorno al nuraghe sono stati trovati i resti di due villaggi: uno dell’eta del bronzo e uno dell’età del ferro. Ma c’è un’energia qui dentro che non si può spiegare con le parole. Si può solo vivere.
Su Nuraxi non è solo un sito archeologico. È un portale verso un’altra epoca, un luogo dove il passato è ancora vivo e pulsante.

Casa Zapata: camminare sopra la storia
A pochi passi da Su Nuraxi c’è Casa Zapata, un palazzo nobiliare spagnolo che nasconde un nuraghe sotto il pavimento. Sì, hai letto bene: sotto il pavimento.
In realtà che ci fosse stato un nuraghe sotto l’edificio lo si era sempre saputo, solo che all’epoca non c’era tutta questa attenzione all’archeologia. Quando poi sono iniziati gli scavi è uscito fuori qualcosa di incredibile!
Un nuraghe tra le fondamenta della casa, oggi diventata casa museo.

Ho camminato su passerelle trasparenti, sospesa tra due epoche. Sotto di me, le pietre antiche del nuraghe. Intorno a me, gli affreschi e gli arredi della famiglia Zapata. Due mondi che convivono, che si parlano senza urlare.
È una delle esperienze più surreali e affascinanti del mio viaggio. E capisci che qui, in Sardegna, ogni strato di storia convive con l’altro senza contraddizioni.
E poi, ho avuto l’onore di conoscere il nipote della famiglia Zapata, che era lì in viaggio con noi, e ci ha raccontato segreti e aneddoti legati all’appartamento che mi hanno aiutato a immaginare com’era prima dell’inizio degli scavi.

Il Castello di Las Plassas: sospeso tra cielo e terra
Spostandomi verso sud, sono arrivata al Castello di Las Plassas, un maniero medievale che domina il territorio dall’alto della sua collina di marna bianca.
La salita è ripida, ma ogni passo è ricompensato dalla vista che si apre man mano che salgo. Arrivata in cima, mi sono fermata senza fiato ma con il cuore colmo di gioia: davanti a me si estendeva tutta la piana del Medio Campidano, un mare di colline dorate che si perdono all’orizzonte.
Capisci perché lo chiamano “il castello sospeso”. Da qui, sembra davvero di toccare il cielo!

Genoni e Turri: tra cavallini e oro rosso
A Genoni si trova invece il Museo del Cavallino della Giara, un piccolo museo che racconta con passione la storia di questi animali diventati simbolo del territorio. Ogni foto, ogni pannello mi ha riportato al silenzio dell’altopiano, ai loro occhi fieri.
Poi mi sono spostata a Turri, dove il tempo è scandito da un gesto antico: la raccolta dello zafferano. Qui, in autunno, i campi si tingono di viola e l’aria profuma di questa spezia preziosa.
Ho osservato le mani esperte che raccolgono i fiori uno a uno, con una delicatezza infinita. Ogni pistillo viene separato con cura. È un lavoro paziente, quasi meditativo. L’oro rosso di Sardegna è molto più di una spezia: è dedizione, è terra, è identità.
I sapori autentici: dove ho mangiato davvero bene
Tra una tappa e l’altra, mi sono lasciata guidare dai consigli dei locali — e dalla fame. E ho scoperto che la cucina di questa zona è un viaggio nel viaggio.
Il modo migliore per provare la cucina locale è farsi invitare a pranzo da una famiglia sarda! Si, lo so, sembra assurdo, ma qui c’è una tradizione millenaria con una tecnica di cottura davvero unica che fa parte del territorio: il maialetto allo spiedo!
Io ho avuto l’opportunità di mangiarlo alla Proloco di Gesturi, dove ci avevano organizzato una vera e propria festa popolare, ma l’ho ritrovato anche a Turri in occasione della giornata dedicata allo zafferano.
Cotto lentamente, secondo l’antica tecnica sarda, con quella pelle croccante che scricchiola sotto i denti e quella carne che si scioglie in bocca. Servito con patate al forno e vino rosso locale, è stato un pranzo che mi ha riscaldato l’anima.
Oltre al maialetto, ho provato i malloreddus al sugo: buonissimi!
Ho mangiato poi più volte al Ristorante Il Cavallino di Barumini dove ho provato altri piatti tipici locali come la fregola.

A Gergei, invece, ho pranzato all’Azienda e Cantine Olianas, immersa tra i vigneti. Qui ho scoperto i sapori più genuini della tradizione contadina sarda: culurgiones fatti a mano, formaggi stagionati, salumi artigianali e un Cannonau che profumava di terra e sole. Il tutto accompagnato dall’ospitalità sincera di chi ama raccontare il proprio territorio attraverso il cibo.
Mangiare in questi posti non è solo nutrirsi: è ascoltare storie, è condividere, è capire davvero dove sei.
Le tradizioni che mi hanno toccato il cuore
Tra una visita e l’altra, mi sono imbattuta in tradizioni che mi hanno emozionata profondamente.
Ho assistito ai riti solenni delle Confraternite del Sepolcro e di San Sebastiano, processioni cariche di devozione e simbolismo. Ho sentito i canti polifonici con voci che si intrecciano da generazioni.
E poi, il ballo tundu: un cerchio chiuso, un abbraccio collettivo dove giovani e anziani si tengono per mano e danzano insieme. È una danza che racconta l’identità di un popolo, la sua unione, la sua forza. Ho guardato quei passi sincronizzati, quegli sguardi complici, e mi sono commossa senza sapere bene perché.
Forse perché in quel cerchio c’era tutto: passato, presente, futuro.
La Sardegna che non ti aspetti
Questo viaggio mi ha insegnato che la Sardegna non è solo mare cristallino e spiagge da cartolina. È storia millenaria scolpita nella pietra, è silenzio sacro sulle alture, è tradizione che si tramanda di generazione in generazione senza perdere un battito.
È un viaggio che ti cambia senza che te ne accorga.

Qui, tra Barumini e i suoi dintorni, ho scoperto una Sardegna insolita, profonda, autentica. Una Sardegna che parla sottovoce, che ti guarda negli occhi e ti invita a fermarti. A respirare. A sentire.
E io, che sono partita per Expo Barumini, sono tornata a casa con il cuore pieno di pietre antiche, canti polifonici, sapori genuini e sguardi fieri come quelli dei cavallini della Giara. Certo, c’è tanto altro da vedere, ma sarà l’occasione per ritornare!
La Sardegna non è solo mare. È riti, suoni, silenzi, memoria.
E qui, tra queste colline dorate, lo capisci davvero.

Consigli pratici per il tuo viaggio a Barumini e dintorni
- Dove dormire: A Tuili e nei dintorni trovi B&B accoglienti e autentici, perfetti per immergerti nella vita locale. Chiedi sempre ai proprietari consigli sui posti da visitare: sono i migliori alleati per scoprire la Sardegna nascosta.
- Dove mangiare:
- Ristorante Il Cavallino a Barumini per il maialetto allo spiedo
- Azienda e Cantine Olianas a Gergei per una sosta enogastronomica immersa nei vigneti
- Cosa non perdere: Su Nuraxi di Barumini, Casa Zapata, la Giara di Gesturi con i suoi cavallini, il Castello di Las Plassas
- Periodo migliore: Primavera e autunno sono ideali. In autunno puoi assistere alla raccolta dello zafferano a Turri.
- Come muoversi: Noleggiare un’auto è indispensabile per esplorare la zona in libertà. Per i miei followers, sconto 10% su noleggio auto con DiscoverCars.
- Tempo consigliato: Almeno 3-4 giorni per goderti l’itinerario con calma e immergerti davvero nelle tradizioni locali.






























