Quando ho detto che sarei partita per il Belgio a metà settembre, la reazione è stata quasi sempre la stessa: «Bruxelles? Bruges? Che bello!». Nessuno ha pensato alla Vallonia. Eppure è proprio lì, nella parte meridionale del Paese, che ho trovato quello che mi aspettavo meno da un viaggio in Europa: castelli da fiaba, città medievali, grotte sotterranee e incontri ravvicinati con animali selvatici. Una destinazione che quasi sicuramente non conosci, e che potrebbe sorprenderti molto più di quanto immagini.

Sono atterrata a Bruxelles con il volo di linea Brussels Airlines e sono ripartita dopo quattro giorni intensi, pieni di storia e di risate, in cui ho scoperto un Belgio che quasi nessuno conosce. Ho visitato un ospedale del Medioevo, ho pranzato in un castello con il suo principe, ho brindato con una birra belga durante la festa della regione, ho camminato sottoterra tra giochi di luce e ho fatto un safari in cui i cervi, per dispetto, si erano nascosti tra gli alberi. Se pensi che il Belgio sia solo cioccolata, waffle e Grand-Place, tieniti forte: ti porto in Wallonia.

Dove si trova la Vallonia e perché visitarla

La Vallonia (Wallonia in inglese, Wallonie in francese) è la regione francofona del Belgio e occupa la parte meridionale del Paese. Se pensi al Belgio come a una terra di città fiamminghe, canali e piazze da cartolina, qui il paesaggio cambia completamente: colline verdi, valli scavate dai fiumi, foreste fitte, rocce che scendono a picco sulla Mosa e borghi in pietra che sembrano usciti da un libro di fiabe. Il ritmo è più lento, l’accoglienza più calorosa e l’atmosfera, per una come me che ama le destinazioni poco battute, assolutamente irresistibile.

È la meta perfetta per chi ama la storia, la natura e i luoghi capaci di sorprenderti a ogni angolo, e il bello è che si visita benissimo anche in pochi giorni: le distanze tra una tappa e l’altra sono contenute, e bastano pochi chilometri per passare da una cittadella medievale a una grotta, da un castello abitato a una riserva naturale. Altro che il solito weekend in Europa!

Giorno 1: l’ospedale medievale di Notre-Dame à la Rose e Tournai

Un tuffo nel Medioevo a Notre-Dame à la Rose

Appena recuperati i bagagli all’aeroporto di Bruxelles, ci siamo diretti verso la prima tappa del viaggio, e devo ammettere che è stata una vera macchina del tempo: l’ospedale di Notre-Dame à la Rose, a Lessines, uno degli ospedali medievali meglio conservati d’Europa. Fondato nel Duecento, ha accolto malati e pellegrini per secoli, e oggi è un museo che ti permette di camminare dentro quella storia.

Sono entrata con ancora addosso la stanchezza del viaggio e, nel giro di pochi minuti, me la sono dimenticata. La grande corsia con le travi di legno, le antiche farmacie con i vasetti in ceramica, gli strumenti medici di un’altra epoca e gli oggetti di vita quotidiana di chi si prendeva cura dei pazienti mi hanno trasportata in un mondo lontano. Durante la visita guidata del museo ho immaginato più volte le voci, i passi e i profumi di erbe e unguenti di chi viveva lì secoli fa. Non è la classica tappa che trovi negli itinerari in Belgio, ed è proprio per questo che mi è rimasta nel cuore: sembra davvero di tornare indietro nel tempo, e tu, per un attimo, ci credi.

Tournai: prima notte in città

Nel tardo pomeriggio ci siamo trasferiti a Tournai, dove ho dormito all’hotel Hemera. Dopo il check-in mi sono subito lasciata catturare dall’atmosfera serale della città. La cena è stata da Les Enfants Terribles, un ristorante di cucina tipica che mi ha conquistata: piatti sostanziosi, sapori genuini e quell’aria conviviale che, da napoletana, mi fa sentire subito a casa. Perfetta introduzione ai sapori della regione, e un modo ideale per chiudere la prima giornata.

Giorno 2: Tournai, il Castello di Beloeil e Namur

Tournai, la città dei cinque campanili

Il venerdì mattina, dopo la colazione e il check-out, ho esplorato Tournai con una visita guidata, e mi è bastato poco per capire perché ne parlano come della città dei cinque campanili. Appena alzi lo sguardo, le cinque torri della cattedrale di Notre-Dame, patrimonio UNESCO, dominano lo skyline con una maestosità che toglie il fiato: un’imponente costruzione romanica che i secoli hanno arricchito di elementi gotici e che, vista dalla piazza, fa quasi venire il torcicollo.

Il centro storico è raccolto e perfetto da girare a piedi, tra la Grand-Place con i suoi caffè, il campanile civico e le stradine in ciottoli che portano verso il fiume Escaut (la Schelda). Tournai è una delle città più antiche del Belgio e si sente: ogni angolo racconta secoli di storia, e la guida, tra un aneddoto e l’altro, ci ha fatto capire quanto questa città sia stata importante nel corso del tempo. Io mi sono innamorata dell’atmosfera tranquilla, senza folle e senza fretta, di una città che non cerca di impressionarti a tutti i costi, ma ti conquista con calma. Se vuoi un Belgio autentico e lontano dal turismo di massa, questa è la tappa giusta.

Il Castello di Beloeil: il momento più incredibile del viaggio

Se dovessi scegliere il momento più emozionante di questi quattro giorni, non avrei dubbi: il Castello di Beloeil. È un castello ancora abitato, la dimora della famiglia dei principi de Ligne, e a farci da guida, incredibile ma vero, è stato il principe in persona.

Per un attimo ho avuto la sensazione di essere finita in una favola. Mi sembrava quasi irreale attraversare i saloni, ammirare gli arredi, i ritratti di famiglia e le collezioni, ascoltando i racconti di chi quella casa la vive davvero, ogni giorno. Non è un museo congelato nel tempo, è una dimora viva, e si sente in ogni stanza: c’è un’intimità che nei castelli trasformati in semplici attrazioni turistiche difficilmente si trova. Mentre il principe ci raccontava aneddoti di famiglia con una naturalezza disarmante, io pensavo: «Pensa un po’, pochi giorni fa ero a Napoli e ora sono qui!». Intorno al castello si estendono splendidi giardini all’antica, con ampi specchi d’acqua e viali geometrici, spesso paragonati a quelli di Versailles.

E poi c’è stato il pranzo, che per me è stato un altro piccolo sogno: ci siamo fermati a mangiare al ristorante del castello, tra quelle mura cariche di storia. Una di quelle esperienze che raccontano il Belgio meglio di mille guide: eleganza discreta, buon cibo e la sensazione, rara, di essere ospiti e non semplici turisti.

Namur: vicoli, cittadella e birrifici storici

Nel pomeriggio ci siamo spostati a Namur, la capitale della Wallonia, adagiata nel punto in cui il fiume Sambre incontra la Mosa. Dopo la sistemazione al Circus Casino Resort Namur, abbiamo fatto una visita guidata della città, ed è stato amore a prima vista. Il centro storico è un intreccio di vicoli pittoreschi, piazzette e facciate eleganti, perfetto da girare senza meta, e sopra tutto veglia la cittadella, una fortezza imponente arroccata sulla collina da cui si domina la confluenza dei due fiumi. Salire fin lassù e guardare la città dall’alto, con la luce dorata del pomeriggio che accarezzava i tetti, è stato uno dei momenti più belli del viaggio.

Namur, poi, è anche un grande indirizzo per gli amanti della birra. Il Belgio ha una cultura birraria talmente radicata da essere stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale, e la Wallonia è la patria di alcune delle birre più celebri del Paese, comprese diverse birre trappiste. Qui ho visitato birrifici storici dove la tradizione si tramanda da generazioni, e ho scoperto che dietro ogni bicchiere c’è un mondo fatto di ricette, lieviti, sapori e riti da rispettare: ogni birra ha il suo bicchiere dedicato, il suo modo di essere versata e il suo piatto con cui abbinarla.

In quei giorni, poi, la città era in festa per la Festa della Wallonia: strade piene di gente, musica, bancarelle e un’atmosfera di festa genuina, da locali più che da turisti. E quale migliore occasione per una degustazione di birre belghe? La serata si è conclusa a Le Grill des Tanneurs, dove abbiamo cenato assaggiando diverse birre locali in abbinamento ai piatti: tra risate, brindisi e assaggi, è stata la serata più conviviale del viaggio, la perfetta sintesi del Belgio.

Giorno 3: le Grotte di Han, il safari e Dinant

Le Grotte di Han: un mondo sotterraneo di luci e silenzi

Il sabato è stato il giorno in cui mi sono chiesta: «Ma siamo ancora in Europa?». Da Namur bastano pochi chilometri per entrare letteralmente in un altro mondo: la Tenuta delle Grotte di Han, una delle attrazioni naturali più spettacolari del Belgio, che unisce in un solo luogo grotte e riserva naturale.

Le Grotte di Han sono un labirinto sotterraneo scavato nel corso di millenni dal fiume Lesse, che a un certo punto scompare nella roccia per ricomparire più avanti. La visita guidata ti porta dentro la montagna tra sale immense, stalattiti, stalagmiti e concrezioni dalle forme più strane, e a rendere tutto ancora più magico ci sono gli spettacolari giochi di luce sotterranei, che accompagnano il racconto della storia delle grotte e ne esaltano le atmosfere. Camminare lì sotto, tra penombre, riflessi e un silenzio quasi irreale, mi ha fatto sentire piccolissima davanti alla forza della natura. Le voci della guida rimbombavano tra le pareti e, a ogni sala, c’era qualcosa di nuovo che mi lasciava a bocca aperta: è uno di quei posti che ti fa dimenticare l’orologio e ti ricorda perché amo tanto viaggiare.

Il safari all’Ecoparco di Han: i cervi si nascondono, ma il resto no

Uscite dalle grotte, ci aspettava un’altra emozione: il safari in auto nella riserva naturale, la famosa Safari Car dell’Ecoparco di Han. L’idea di un safari europeo era già affascinante di per sé, e infatti ero partita con una missione precisa: vedere i cervi. Peccato che i cervi, quel giorno, avessero deciso di giocare a nascondino tra gli alberi!

In compenso lo spettacolo è stato tutt’altro che deludente. Ho visto da vicino:

  • il ghiottone, mentre si gustava la sua preda, un’istantanea di vita selvatica che non mi aspettavo di cogliere così da vicino;
  • l’orso più anziano d’Europa, di ben 32 anni, intento a fare il bagno con una tranquillità da pensionato felice;
  • una famiglia di lupi che si faceva le coccole, una scena tenerissima che smentisce ogni cliché sul lupo cattivo;
  • i bisonti europei, imponenti e maestosi;
  • le aquile e tanti altri animali che popolano la riserva.

Ho vissuto tutto il safari con il naso incollato al finestrino e il telefono in mano, ridendo come una bambina ogni volta che la guida ci indicava un nuovo animale. Vedere così tanta fauna selvatica nel suo ambiente, in un angolo d’Europa che non avrei mai associato a un safari, è stata una delle sorprese più belle del viaggio. Un’esperienza che consiglio a chi viaggia con i bambini, ma anche a chi, come me, ama la natura e si emoziona davanti a un orso che fa il bagno.

Abbiamo pranzato in un ristorante all’interno della Tenuta, comodissimo per non perdere tempo tra una visita e l’altra e per riprendere fiato dopo tutte quelle emozioni.

Dinant, la città del sassofono: me ne sono innamorata

Nel pomeriggio ci siamo spostati a Dinant e, lo ammetto subito, me ne sono innamorata. È una di quelle città che ti entrano nel cuore in pochi minuti. Incastonata tra le rocce e il fiume Mosa, con le case colorate allineate lungo la riva e la collegiata di Notre-Dame, con il suo caratteristico campanile a bulbo, che sembra quasi schiacciata dalla parete rocciosa alle sue spalle, è probabilmente la città più scenografica di tutta la Wallonia. Sopra tutto domina la cittadella, raggiungibile anche in funivia per chi vuole risparmiarsi la scalinata.

Dinant è la città del sassofono: qui nacque Adolphe Sax, l’inventore dello strumento, e la città lo celebra ovunque, con sassofoni colorati che decorano il ponte sulla Mosa e omaggi musicali in ogni angolo. Girando tra i vicoli ho scoperto anche un altro simbolo locale, le couques de Dinant, duri biscotti al miele, famose più per le loro decorazioni che per la morbidezza, e ho scoperto che da queste parti nasce anche la birra Leffe. Mi sono fermata sul lungofiume ad ammirare il panorama e ho pensato che sarei rimasta lì per ore: la luce che si riflette sull’acqua, le rocce alle spalle e quel silenzio sereno di fine pomeriggio sono un ricordo che porterò con me a lungo. Se hai poco tempo, dedicale almeno qualche ora: ti farà innamorare, come è successo a me.

In serata siamo rientrati a Namur per la cena e il pernottamento, stanchi ma felicissimi.

Giorno 4: l’Abbazia di Villers-la-Ville in festa

L’ultimo giorno ci ha riservato una chiusura che definirei perfetta. Dopo la colazione e il check-out, ci siamo diretti all’Abbazia di Villers-la-Ville, uno dei complessi monastici in rovina più affascinanti d’Europa. Fondata nel XII secolo dai monaci cistercensi, è rimasta in piedi per secoli prima di essere abbandonata, e oggi le sue rovine suggestive emergono dal verde della valle come uno scenario da film: archi gotici che puntano al cielo, navate senza tetto, mura coperte d’edera, prati dove un tempo si muovevano i monaci e un silenzio che qui, fra le pietre, sembra avere un peso speciale.

Per l’occasione, poi, le rovine erano state trasformate in una vera e propria festa medievale. Ci sono arrivata convinta di fare una semplice visita guidata e mi sono ritrovata in mezzo a figuranti in abiti d’epoca: cavalieri, dame, artigiani, mercanti che animavano gli spazi tra gli archi e i prati, con mestieri antichi, giochi e atmosfere da altri tempi. È stato come entrare dentro un film, solo che era tutto vero, e le rovine, già bellissime di loro, sembravano tornare a respirare. Ho camminato tra i resti dell’abbazia con il naso all’insù e il sorriso sulle labbra, fermandomi a chiacchierare con i figuranti e a scattare foto a ogni angolo: un’esperienza che mi ha ricordato quanto la storia diventi più viva quando la si può anche toccare.

Il pranzo è stato alla brasserie dell’abbazia, il posto ideale per un ultimo assaggio di cucina belga e di buona birra, con la vista sulle rovine come sottofondo. Subito dopo, il trasferimento all’aeroporto di Bruxelles per il rientro a casa, con la valigia piena di ricordi e la testa già occupata a pensare a come raccontarvi tutto.

Itinerario di 4 giorni in Vallonia in breve

  • Giorno 1: volo per Bruxelles, Ospedale di Notre-Dame à la Rose, trasferimento a Tournai, cena e pernottamento.
  • Giorno 2: visita di Tournai, Castello di Beloeil con pranzo, visita guidata di Namur, degustazione di birre belghe.
  • Giorno 3: Grotte di Han e safari nella riserva, pranzo nella Tenuta, Dinant, rientro a Namur.
  • Giorno 4: Abbazia di Villers-la-Ville con pranzo alla brasserie, volo di rientro da Bruxelles.

Consigli pratici per organizzare un viaggio in Vallonia

  • Come arrivare: io ho volato da Napoli a Bruxelles con Brussels Airlines. Da Bruxelles la Vallonia è facilmente raggiungibile in auto o con transfer.
  • Come muoversi: per toccare tutte le tappe in pochi giorni, il modo più comodo è l’auto a noleggio (per i miei lettori c’è uno sconto sulle prenotazioni con DiscoverCars) o un transfer organizzato, perché alcuni luoghi, come le Grotte di Han o l’abbazia, sono più fuori mano.
  • Quando andare: io ci sono stata a metà settembre e ho trovato eventi e feste molto vivaci, tra la Festa della Wallonia e la festa medievale a Villers-la-Ville.
  • Dove dormire: io mi sono trovata bene tra Tournai e Namur, due basi comode per esplorare la regione.
  • Cosa assaggiare: le birre belghe, ovviamente, ma anche i piatti tipici nei ristoranti locali.
  • Cosa portare: scarpe comode per cittadelle e rovine e una giacca per le grotte, dove fa fresco anche in estate.
  • Connessione: una eSim ti evita sorprese di roaming. Io uso Holafly, con sconto del 5% per i miei followers.
  • Assicurazione: non partire senza una assicurazione di viaggio. Io ho quella annuale con Heymondo, con sconto del 10% per i miei followers.

La Vallonia è una destinazione da scoprire

Sono tornata a Napoli con la sensazione di aver scoperto un segreto. La Wallonia non è la solita meta per un weekend in Europa: è un luogo che unisce storia, natura e sorpresa, dove in quattro giorni ho dormito vicino a un ospedale del Medioevo, pranzato in un castello con il suo principe, brindato durante la festa della regione, visto l’orso più anziano d’Europa e camminato tra figuranti in costume tra le rovine di un’abbazia. Una destinazione perfetta per chi ama la storia, la natura e i luoghi capaci di sorprenderti a ogni angolo.

E tu, la conoscevi? Salva questo articolo per il tuo prossimo viaggio in Belgio e raccontami nei commenti quale tappa ti ha incuriosito di più.