
Quando si parla della Valle della Loira, quasi tutti immaginano la stessa scena: i grandi castelli celebri, gli autobus turistici, le code alle biglietterie, i selfie davanti alle facciate più fotografate d’Europa. Eppure in tutta la valle ci sono oltre 300 castelli, e tutti si limitano a visitare solo quelli più famosi, rischiando di perdere la magia del luogo a causa della troppa folla.
Sono tornata di recente da una bellissima settimana nella Valle della Loira, dove ho fatto un itinerario fuori dalle solite rotte turistiche, tra castelli, giardini e borghi mozzafiato, che mi hanno lasciata davvero senza parole.
Ho capito che il vero fascino della Loira non è racchiuso nei suoi castelli più famosi, ma nell’atmosfera che si respira tra i suoi villaggi, nei dettagli nascosti, nelle strade percorse senza fretta e in quella sensazione costante di essere entrata dentro una Francia che sembra appartenere a un’altra epoca.
È stato uno di quei viaggi che non ti travolgono con effetti speciali, ma ti conquistano lentamente, fin dal primo giorno.
Cinque giorni lungo un itinerario che si è allontanato deliberatamente dalle rotte più battute, alla ricerca di quella Francia autentica che si nasconde tra i vicoli di un borgo medievale, dietro il cancello di un giardino dimenticato, tra le mura di un castello che i turisti ancora non hanno scoperto del tutto.
Quello che ho trovato è stato meglio di qualsiasi aspettativa. E in questo articolo te lo racconto tutto: i luoghi, le emozioni, la storia che si nasconde tra le pietre, e naturalmente dove dormire e dove mangiare per vivere questa esperienza nel modo più bello possibile.
Lo Château-Hôtel d’Artigny e la scala di Versailles
Ho raggiunto la Valle della Loira con volo diretto Air France da Milano a Parigi e poi da lì con il TGV da Parigi alla stazione di Saint-Pierre-des-Corps, a meno di due ore dalla capitale, e in mezz’ora sei già fuori dal tempo.
Arrivati a Saint-Pierre-des-Corps c’era ad attenderci il transfer che ci ha portati poi in giro per tutta la settimana e ci siamo diretti subito allo Château-Hôtel d’Artigny al numero 92 di Rue de Monts, a Montbazon, dove abbiamo trascorso la prima notte.
In alternativa, è possibile noleggiare un’auto su DiscoverCars e girare la Valle della Loira in autonomia (per i miei lettori sconto del 10% tramite il link affiliato).
Lo Château-Hôtel d’Artigny non è semplicemente un hotel di lusso in un castello. È la materializzazione dell’ambizione senza limiti di un uomo che aveva tutto: François Coty, il profumiere che rivoluzionò il mondo delle fragranze agli inizi del Novecento e che, con i proventi del suo immenso successo, decise di costruirsi una residenza da re. Letteralmente.

Si racconta che Coty fosse talmente affascinato da Versailles da voler riprodurre nella sua dimora una scala monumentale ispirata a quella del palazzo reale. Passeggiare tra quei saloni, immaginando i ricevimenti dell’epoca, le conversazioni eleganti, le mise scintillanti, fa uno strano e meraviglioso effetto. Ricordo ancora il silenzio quasi irreale che si respirava attraversando le sale del castello. Dalle grandi finestre entrava la luce dorata del tardo pomeriggio, illuminando gli stucchi e i lampadari come in una scena d’altri tempi. Per qualche istante ho avuto davvero la sensazione di essere stata catapultata nella Francia della Belle Époque.
Ti senti spettatrice di una storia che non si è mai davvero conclusa.
Quella prima sera, mentre il sole tramontava sul parco e lo chef Hervé Guttin mandava in tavola i suoi piatti al ristorante L’Origan — una cucina che racconta il territorio con la stessa inventiva con cui Coty creava le sue fragranze — ho avuto la sensazione che quel viaggio avrebbe avuto un ritmo speciale. Lento, elegante, meraviglioso.
Come arrivarci: da Parigi Montparnasse, TGV fino a Saint-Pierre-des-Corps (circa 55 minuti), poi 30 minuti in auto.
Dove dormire: Château-Hôtel d’Artigny, 92 Rue de Monts, 37250 Montbazon
Dove mangiare: ristorante L’Origan, all’interno del castello.
Tours: la città più elegante della Loira, da assaporare senza fretta
Il mattino seguente, la prima tappa è Tours. Molti la usano come base logistica per visitare i castelli della zona, attraversandola senza davvero fermarsi. Sarebbe un errore enorme.
Tours è una città che non si visita, si assapora. È una di quelle città che ti conquistano senza bisogno di monumenti iconici o attrazioni spettacolari. Mi è bastato sedermi a un tavolino in Place Plumereau con un caffè tra le mani per capire quanto fosse speciale. Intorno a me le persone chiacchieravano senza fretta, le biciclette attraversavano la piazza e la vita sembrava procedere a un ritmo completamente diverso da quello a cui siamo abituati.
Ha quel ritmo particolare delle città francesi di provincia che hanno conservato la loro anima nonostante tutto: case a graticcio perfettamente restaurate nel cuore del quartiere medievale, la maestosa cattedrale gotica di Saint-Gatien con le sue vetrate che filtrano la luce del mattino come se la trasformassero in qualcosa di sacro, le piazze vivaci dove i mercati si mescolano ai caffè all’aperto e dove la vita quotidiana scorre con una grazia quasi irritante.

La visita guidata del centro storico — dalla cattedrale fino al mercato coperto, con la guida Fabrice D’Argent — porta alla luce dettagli che altrimenti sfuggirebbero: le insegne scolpite sulle facciate medievali, le storie dei commercianti che un tempo animavano queste strade, l’equilibrio perfetto tra storia e vitalità contemporanea che ancora oggi rende Tours una delle città più belle della Valle della Loira.
Qui non ci sono attrazioni spettacolari da spuntare su una lista. Eppure avrei potuto passare giornate intere semplicemente osservando la vita scorrere.
Dove dormire (al ritorno): Hilton Garden Inn Tours, 12 Place du Général Leclerc, 37000 Tours — con vista sulla Loira, a un passo da tutto.
Dove mangiare: ristorante e rooftop La Belle Vue, 4 Place de la Cathédrale — di fronte alla cattedrale di Saint-Gatien, con vista sulla città da mozzare il fiato. Una cena qui, il penultimo giorno del viaggio, è uno di quei momenti che rimangono.
Villandry: quando l’orto diventa un’opera d’arte
A mezz’ora da Tours, il Castello di Villandry è forse il luogo della Valle della Loira dove la bellezza raggiunge la sua forma più pura — e più inaspettata. Perché qui la vera protagonista non è l’architettura del castello, elegante quanto si vuole, ma quello che lo circonda: i giardini rinascimentali più celebri di Francia.
Costruiti nella prima metà del Cinquecento e poi restaurati con ossessione certosina tra il 1906 e il 1924 dal dottore spagnolo Joachim Carvallo, i giardini di Villandry sono distribuiti su tre terrazze. C’è il giardino ornamentale con le sue composizioni geometriche che evocano l’amore cortese, quello musicale, la fontana centrale. Ma la vera sorpresa è l’orto ornamentale: aiuole perfette di cavoli, porri, zucche e lattughe disposte con una simmetria quasi matematica, divise da siepi di bosso e punteggiate di rose. Dall’alto sembra un ricamo cucito direttamente sul paesaggio.

La vista dalla terrazza superiore è uno di quei momenti che ti obbligano a fermarti. Mi sono ritrovata a osservare quei disegni geometrici per diversi minuti senza nemmeno accorgermene. Ogni angolo sembrava perfettamente studiato e, allo stesso tempo, incredibilmente naturale.
Il pranzo alla Doulce Terrasse, il ristorante del castello che propone una cucina dell’orto seguendo rigorosamente le stagioni — con abbinamenti di vini della Touraine —, è il modo perfetto per trasformare questa visita in un’esperienza completa che coinvolge tutti i sensi.
Ingresso: Château de Villandry, 3 Rue Principale, 37510 Villandry — chateauvillandry.fr
Dove mangiare: Doulce Terrasse, ristorante del castello.
Loches: la città reale medievale dove fu imprigionato Ludovico Sforza
Nel pomeriggio dello stesso giorno, a poco più di un’ora di auto da Villandry, il paesaggio cambia completamente registro. Lasci la grazia rinascimentale dei giardini di Villandry e ti ritrovi davanti a qualcosa di più antico, più austero, più potente: Loches.
Ero già stata a Loches due anni fa, e mi aveva piacevolmente colpita.
Trovi qui il mio articolo con l’itinerario tra i castelli di Loches e Montresor.
La Città Reale di Loches è un complesso medievale che domina il territorio da una rupe calcarea con un’autorità che non ha bisogno di spiegazioni. Cinta da quasi due chilometri di mura, racchiude il Logis Royal — dove soggiornarono Carlo VII e Agnès Sorel, la prima favorita ufficiale della storia di Francia — e soprattutto il mastio: una torre del X-XI secolo alta quaranta metri, considerata uno dei più imponenti e meglio conservati d’Europa.

Ma la storia che più colpisce, per chi arriva dall’Italia, è quella di Ludovico Sforza, il Duca di Milano. Il Moro, come veniva chiamato, mecenate di Leonardo da Vinci, uno degli uomini più potenti del Rinascimento italiano, trascorse gli ultimi anni della sua vita prigioniero proprio qui, nelle celle del mastio di Loches. Morì nel 1508, dopo otto anni di prigionia, e si racconta che avesse decorato le pareti della sua cella con disegni e scritte per riempire il silenzio.
Camminare tra le stradine del borgo vecchio, con quelle case dai tetti di ardesia e i vicoli che si arrampicano verso la cittadella, dà la sensazione concreta di un salto indietro nel tempo. Una pace assoluta che contrasta con la densità storica di ogni pietra.
Passeggiando lungo le mura nel tardo pomeriggio, mentre il sole iniziava a scendere dietro i tetti di ardesia, ho percepito una sensazione difficile da spiegare. Loches non è semplicemente bella: ha un’anima. È uno di quei luoghi in cui la storia non viene raccontata nei musei, ma sembra ancora vivere tra le strade e negli edifici che incontri lungo il cammino.
Ingresso: Cité Royale de Loches, 5 Place Charles VII, 37600 Loches — citeroyaleloches.fr
Dove dormire: Hôtel de la Cité Royale — una storia dentro la storia: è il risultato di un’importante ristrutturazione dell’ex Palazzo di Giustizia, nel cuore del borgo medievale. 2 Rue Gonzague Saint-Bris, 37600 Loches.
Dove mangiare: Restaurant Le George, 39 Rue Quintefol — veranda con vista sull’Indre, cucina francese moderna fatta con prodotti locali freschi. Il posto giusto per concludere una giornata intensa.
Chédigny: il villaggio-giardino dove le rose invadono le strade
L’indomani mattina, dopo la visita guidata della Città Reale di Loches, si percorrono soli undici chilometri per raggiungere uno dei luoghi più sorprendenti dell’intero itinerario: Chédigny.
Non è un castello, non è un museo, non è una città. È un villaggio. Anzi, il villaggio. Perché Chédigny detiene un primato unico in tutta la Francia: è l’unico paese ad aver ottenuto il riconoscimento di Jardin Remarquable, Giardino Notevole, non per un singolo parco o giardino privato, ma per l’intero borgo.
Più di mille varietà di rose crescono lungo le strade, sui muri delle case, attorno alle finestre, arrampicandosi sui cancelli e sui porticati. In primavera — e maggio è il momento perfetto — il profumo è talmente intenso da sembrare irreale. Cammini e senti la fragranza prima ancora di vedere i fiori. È stato probabilmente il luogo che mi ha sorpresa di più durante l’intero viaggio. Non avevo mai visto un paese in cui la natura fosse così perfettamente integrata nella vita quotidiana. Ogni finestra, ogni cancello, ogni angolo sembrava decorato con una cura spontanea e autentica, lontanissima dall’effetto artificiale che spesso si trova nei luoghi più turistici.

C’è anche un Jardin de Curé, un piccolo giardino curato con amore artigianale a destra della chiesa, che sintetizza perfettamente lo spirito del posto: niente di grandioso, tutto di bello.
Il pranzo alla Boulangerie Café — 44 Rue du Lavoir, un posto informale, colorato e accogliente dove si serve cucina locale, contadina, di stagione e fatta in casa — è esattamente quello che ci vuole prima di riprendere la strada.
Accesso libero al villaggio. Jardin de Curé a destra della chiesa, 37310 Chédigny.
Dove mangiare: Boulangerie Café, 44 Rue du Lavoir, 37310 Chédigny.

Valençay: il castello del diplomatico che concludeva trattati a tavola
Nel pomeriggio, quasi un’ora di guida separa Chédigny da Valençay, un castello che merita molto più spazio di quanto gli venga solitamente concesso sulle guide turistiche.
Architettura rinascimentale nella torre cilindrica d’ingresso, con aggiornamenti classici del XVII e XVIII secolo nel corpo principale, immerso in un vasto parco: il Castello di Valençay è elegante e composito, ma è soprattutto la storia del suo proprietario più celebre a renderlo affascinante.
Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord — diplomatico, vescovo, ministro, sopravvissuto all’Ancien Régime, alla Rivoluzione, all’Impero napoleonico e alla Restaurazione — acquistò Valençay nel 1803 su pressione diretta di Napoleone Bonaparte, che aveva bisogno di una residenza adeguata per ricevere ambasciatori stranieri. Talleyrand ne fece il palcoscenico delle sue celebri cene, considerate autentici capolavori di diplomazia gastronomica. Si dice che riuscisse a concludere trattative internazionali tra una portata e l’altra, facendo della tavola una vera arma politica. Qui visse anche, tra il 1808 e il 1813, il Re di Spagna Ferdinando VII, detenuto “in forma gentile” per volontà di Napoleone.

Passeggiare nelle sue sale vuol dire immaginare quegli incontri. Ambasciatori, sovrani, generali: tutto il potere d’Europa convogliava in questo castello della Valle della Loira.
Mentre attraversavo i saloni arredati con straordinaria eleganza, continuavo a pensare a quanti accordi politici e decisioni che hanno cambiato la storia europea siano passati proprio da queste stanze. È uno di quei castelli che raccontano molto più delle vite dei sovrani: raccontano il potere.
Ingresso: Château de Valençay, 2 Rue de Blois, 36600 Valençay — chateau-valencay.fr
Bouges: il Piccolo Trianon della Loira che quasi nessuno conosce
A meno di venti minuti da Valençay, il Castello di Bouges è forse il luogo meno noto dell’intero itinerario. E questo, paradossalmente, è il suo più grande pregio.
Costruito nella seconda metà del Settecento da un ricco commerciante di Bourges — e rimasto poi in poche mani nobili fino all’acquisto da parte dello Stato nel 1967 — Bouges è un perfetto esempio di architettura neoclassica francese: proporzioni impeccabili, facciata simmetrica, interni riccamente arredati con mobili e oggetti d’arte del XVIII secolo, tutto conservato in modo straordinario.
Il soprannome “Piccolo Trianon” non è usurpato: come il Grand Trianon di Versailles, anche Bouges colpisce non per le dimensioni ma per la perfezione delle proporzioni e l’eleganza sobria di ogni dettaglio. I giardini alla francese e il vasto parco che lo circondano completano un’immagine di armonia rara.
È uno di quei posti che non ha bisogno di essere grande per lasciare il segno. Anzi, la sua scala quasi intima lo rende ancora più speciale. Forse proprio perché quasi sconosciuto al turismo internazionale, qui ho percepito una calma rara. Durante la visita ci siamo ritrovati praticamente soli nelle sale e nei giardini, con la sensazione privilegiata di aver scoperto un luogo ancora autentico e poco raccontato.
Ingresso: Château de Bouges, 15 Rue du Château, 36110 Bouges-le-Château — chateau-bouges.fr
Chaumont-sur-Loire: dove il giardino diventa arte contemporanea
Quella sera, dopo oltre un’ora di guida verso nord lungo la Loira, si arriva al Domaine de Chaumont-sur-Loire — e qui il viaggio cambia ancora dimensione.
Il castello cinquecentesco che domina il fiume è già spettacolare di per sé, ma non è il motivo per cui Chaumont è diventata un punto di riferimento mondiale. Dal 1992, ogni anno tra aprile e novembre il dominio ospita il Festival International des Jardins, considerato uno degli appuntamenti più importanti al mondo dedicati al paesaggio contemporaneo. Ogni edizione ha un tema diverso, e ogni anno decine di paesaggisti, artisti, architetti e designer da tutto il mondo trasformano il parco in un laboratorio creativo a cielo aperto: specchi d’acqua, installazioni artistiche, percorsi immersivi, giardini che sembrano usciti da un sogno. Più che una visita, è un’esperienza sensoriale che ridefinisce ogni volta cosa può essere un giardino.

Alcune installazioni mi hanno letteralmente lasciata senza parole. Non si tratta soltanto di osservare dei giardini, ma di entrarci dentro, lasciandosi sorprendere da prospettive, profumi, materiali e giochi d’acqua che cambiano continuamente il modo di percepire lo spazio. È uno dei luoghi più creativi che abbia visitato negli ultimi anni.
La notte al Le Bois des Chambres — un hotel d’arte e di natura, oasi di tranquillità direttamente collegata al Domaine, al 328 di Queneau — ha il sapore di un privilegio. Dormire immersi nel parco, a pochi passi dalle installazioni del festival, con quella luce serale che filtra tra gli alberi è una delle cose di cui si conserva il ricordo più a lungo. Le Bois des Chambres è una chicca immersa nella natura: un hotel pensato come luogo d’arte contemporanea, dove design e paesaggio si fondono perfettamente. La sera, rientrando in camera dopo la visita al Domaine, regnava un silenzio quasi assoluto. Solo il rumore degli alberi mossi dal vento. È stato uno di quei momenti in cui ti rendi conto di quanto sia raro concedersi davvero una pausa dalla frenesia quotidiana.
La cena al Bistrot des Hauts de Loire — 79 Rue Gilbert Navard, a Veuzain-sur-Loire — è il perfetto contrappunto gastronomico: carta che segue le stagioni, piatti pieni di personalità, atmosfera accogliente.
Ingresso: Domaine de Chaumont-sur-Loire, 478 Le Château, 41150 Chaumont-sur-Loire — domaine-chaumont.fr Dove dormire: Le Bois des Chambres, 328 Queneau, 41150 Chaumont-sur-Loire. Dove mangiare: Bistrot des Hauts de Loire, 79 Rue Gilbert Navard, 41150 Veuzain-sur-Loire.
Jardin du Plessis: il giardino dove il tempo rallenta davvero
L’ultima grande tappa del viaggio è, in un certo senso, anche la più silenziosa. E forse proprio per questo la più necessaria.
Il Jardin du Plessis, a Sasnières — a quaranta chilometri da Chaumont in direzione di Tours — è uno di quei posti che quasi non finiscono sulle guide. Un giardino privato, curato con dedizione quasi maniacale da Guillaume Henrion, che intorno a una grande maison di campagna ha creato nel tempo un paesaggio fatto di specchi d’acqua, fioriture stagionali rare, percorsi botanici, piante che vengono da ogni angolo del mondo, profumi che si sovrappongono.

Affascinante per la varietà botanica, romantico per l’atmosfera, sorprendente per come riesce a essere insieme formale e selvaggio, curato e spontaneo. È il tipo di giardino in cui ti siedi su una panchina e non hai più nessun bisogno di fare nulla. Né foto, né video. Solo guardare, respirare, essere lì. Mi sono seduta per qualche minuto vicino a uno degli specchi d’acqua e ho lasciato il telefono nello zaino. Nessuna foto, nessun video. Solo il suono degli uccelli e il movimento leggero delle foglie. È stato il momento più contemplativo di tutto il viaggio, quello che ancora oggi ricordo con maggiore nitidezza.
Il pranzo al ristorante del Jardin du Plessis — 3 Allée Rosamée Henrion, 41310 Sasnières — è uno di quelli che si ricordano a lungo: cucina di tradizione francese, terrazza aperta sul giardino durante la bella stagione, la sensazione di mangiare immersi nella natura come raramente capita.
Ingresso: Jardin du Plessis, 3 Allée Rosamée Henrion, 41310 Sasnières — jardin-plessis-sasnieres.fr Dove mangiare: Ristorante del Jardin du Plessis, stesso indirizzo.
E’ stato un viaggio davvero inaspettato. Sono partita pensando di visitare castelli e giardini, ma sono tornata con il ricordo non solo delle sale sontuose e delle facciate più fotografate, ma soprattutto dei profumi, i profumi delle rose di Chédigny, dei fiori dei giardini di Villandry, e delle vere e proprie opere d’arte di Chaumont sul Loire al mattino. Ricordavo la luce dorata sui tetti di ardesia di Loches, le passeggiate lente tra le case a graticcio di Tours, i riflessi sull’acqua del Plessis, la sensazione di aver vissuto una Francia che normalmente non si vede.
Perché la Valle della Loira, quella vera, quella lontana dai grandi flussi turistici, non è semplicemente una destinazione da visitare. È un luogo che ti insegna qualcosa che nella vita quotidiana continuiamo a dimenticare: il piacere di rallentare.
In un’epoca in cui siamo perennemente di corsa, forse è proprio questo il lusso più grande che possiamo concederci.
Hai già visitato la Valle della Loira? O hai in programma di farlo? Scrivimi nei commenti quale di questi luoghi vorresti scoprire per primo — e salva questo articolo: vedrai che tornerai a rileggerlo mentre fai le valigie.


































