
Sono partita per la Cina con una valigia piena di aspettative e la sensazione di stare andando dall’altra parte del mondo, non solo geograficamente. Il volo diretto da Roma Fiumicino a Pechino con China Airlines è atterrato nella capitale cinese dopo circa 10 ore di volo — un viaggio lungo, ma che vale ogni minuto. Quando ho messo piede fuori dall’aeroporto di Pechino, ho capito subito che questo sarebbe stato un viaggio diverso da tutti gli altri. Non solo per i luoghi, ma per quello che mi avrebbe lasciato dentro.
Ero stata tante volte nel Sud Est Asiatico, ma mai in questa zona dell’Asia. E così ero davvero curiosa di riempirmi gli occhi di meraviglia e bellezza, al punto di decidere di partire tre giorni prima del viaggio di gruppo organizzato dall’ente del turismo cinese, da sola, per entrare nel vivo della cultura cinese e perdermi tra le strade di Pechino alla ricerca di qualcosa di autentico, proprio come mi piace fare in ogni viaggio.
Giorni 1-3 | Pechino in solitaria: hutong, storia e futuro
Ho scelto di iniziare da sola. Nessun programma condiviso, nessuna distrazione. Solo io e una città gigantesca che all’inizio quasi ti intimorisce. Pechino è immensa, rumorosa, velocissima… ma allo stesso tempo custodisce angoli in cui il tempo sembra essersi fermato.
Dove dormire a Pechino: Ho soggiornato al Regent Hotel, nel cuore della città — una struttura elegante e ben posizionata per esplorare le principali attrazioni a piedi o in Didi.
Giorno 1 — Gli Hutong e l’Opera di Pechino
Sono arrivata in Cina con volo diretto China Airlines da Roma a Pechino e sono atterrata a ora di prnazo. Il tempo di passare i controlli di sicurezza, ritirare la valigia e correre in hotel.
Il tempo di una doccia veloce e poi subito ad esplorare la città. Il primo pomeriggio, nonostante la stanchezza e il fuso orario, l’ho dedicato al tour degli Shichahai Hutong in risciò — i famosi vicoli storici che si snodano nel cuore della città. Seduta su quel risciò, con i vicoli stretti che scorrevano ai lati, gli anziani seduti a giocare a carte fuori dalle case e il profumo del cibo che usciva dalle cucine, mi sembrava di osservare una Cina silenziosa, lontanissima dai grattacieli. Mi sembrava di stare osservando il tempo da un oblò.
La sera, seduta a tavola davanti a una ciotola fumante di zhajiangmian — i classici noodles in stile pechinese conditi con salsa di soia fermentata e verdure — guardavo tutto con gli occhi curiosi di chi si sente completamente fuori dalla propria comfort zone… ma incredibilmente viva.

Dopo cena, spettacolo di Opera di Pechino al Jixiang Theatre: voci potenti, costumi elaborati e movimenti stilizzati che raccontano storie antiche in un linguaggio che non ha bisogno di traduzione. Nonostante gli occhi che si chiudevano per la stanchezza, sono rimasta incantata davanti ai loro costumi e alle scene che si susseguivano in maniera quasi ipnotica.

Giorno 2 — La Città Proibita, il Tempio del Cielo e Wangfujing
La Città Proibita mi ha lasciata senza parole. Non solo per la sua imponenza, ma per l’energia che si respira attraversandola. Camminavo tra quei cortili enormi immaginando le vite, i silenzi, i segreti custoditi da quelle mura rosse per secoli. In certi momenti mi fermavo semplicemente a osservare: i turisti, le famiglie cinesi, i bambini vestiti con abiti tradizionali. Mi rendevo conto di essere lontanissima da casa e, stranamente, di sentirmi bene proprio lì.
Pensate che fino a poco più di 100 anni fa, se non. facevi parte della famiglia reale, in questo posto era vietato entrarci. Se provavi a varcare il portone d’ingresso senza permesso, potevi essere condannato a morte.
Per quasi 500 anni questo luogo è stato proibito a chiunque non appartenesse all’imperatore e alla sua corte.
E’ considerato il palazzo imperiale più grande del mondo. Ha quasi 1.000 edifici, oltre 8.000 stanze… ed era progettata per far sentire l’imperatore una specie di divinità vivente.
Persino i colori avevano un significato: il giallo era riservato all’imperatore, perché rappresentava il potere assoluto.
E la cosa più assurda? Per secoli, la maggior parte delle persone poteva solo immaginare cosa ci fosse dietro queste mura rosse.
Oggi invece puoi camminare esattamente dove un tempo vivevano gli uomini più potenti della Cina imperiale.
Ti basterà acquistare il biglietto d’ingresso. Ma preparati a lunghe code!
Nel pomeriggio sono stata al Tempio del Cielo, che è un altro mondo ancora — una struttura circolare perfetta costruita nel 1420, circondata da un parco enorme dove i pechinesi si incontrano ogni mattina per fare tai chi, giocare a carte o semplicemente passeggiare. Un angolo di quotidianità cinese autentica. In passato era il luogo sacro in cui gli imperatori delle dinastie Ming e Qing celebravano elaborati rituali per invocare il favore celeste e pregare per l’abbondanza dei raccolti. Il complesso è famoso per la sua profonda simbologia cosmologica, basata sull’antico concetto cinese che vuole il “Cielo rotondo e la Terra quadrata”. L’edificio più iconico del tempio. È una magnifica costruzione a tre tetti conici di colore blu, costruita interamente in legno e senza l’uso di chiodi. Le sue 28 colonne interne rappresentano le costellazioni, le stagioni e i mesi dell’anno.
La sera non potevo perdermi la Peking Duck, ovvero l’anatra alla pechinese: uno dei piatti più iconici della cucina cinese, preparato cuocendo l’anatra in forni a legna fino a ottenere una pelle croccantissima e una carne tenera e saporita. Si serve tagliata a fette sottili, avvolta in sottili crêpe con cipollotto, cetriolo e salsa hoisin. Un’esperienza gastronomica che vale il viaggio.

Dopo cena, passeggiata lungo Wangfujing Street: una delle arterie commerciali più famose di Pechino, dove insegne luminose gigantesche e schermi tridimensionali fanno sembrare i personaggi in rilievo pronti a uscire dai palazzi. La Cina ha questa capacità incredibile: un secondo prima sei davanti a un tempio antico, quello dopo sembri catapultata nel futuro.

Giorno 3 — La Grande Muraglia Cinese (il tratto segreto)
Il momento che porterò più nel cuore di Pechino è stato sulla Grande Muraglia.
Avevo deciso di evitare i tratti più famosi e affollati — Badaling su tutti. Volevo viverla davvero, non semplicemente fotografarla. Così ho raggiunto la Huanghuacheng Lakeside Great Wall, un tratto poco conosciuto a circa tre ore di auto da Pechino, dove le mura si specchiano in un lago e le montagne sono tutt’intorno.
Superare i 21.196 km di cinta muraria che attraversano cinque province — Hebei, Pechino, Shanxi, Mongolia Interna e Ningxia — è una delle grandi imprese dell’umanità. Ma viverla in silenzio, senza la folla, è un’altra cosa. Mi sono ritrovata completamente sola, circondata solo dal vento e da quelle mura infinite che attraversavano le montagne a perdita d’occhio. In quel silenzio ho percepito tutta la grandezza della storia, ma anche quanto siamo piccole noi davanti al tempo.
Ci sono luoghi che si visitano. E poi ci sono luoghi che ti fanno riflettere. La Grande Muraglia, per me, è stato questo.

Giorni 4-11 | Lo Shaanxi: Xi’an tra storia, spiritualità e sorprese
Il giorno 4, dopo una mattinata di relax nella spa del Regent Hotel, ho preso un volo interno per Xi’an con China Airlines, dove ho raggiunto il gruppo di content creator e ho iniziato la seconda parte del viaggio. Xi’an è la capitale della provincia dello Shaanxi e uno dei luoghi più ricchi di storia dell’intera Cina.
Dove dormire a Xi’an: Xi’an Tibet Mansion Kaiyuan Mingdu Grand Hotel — centrale e confortevole, ottimo punto di partenza per tutte le escursioni.

Giorno 4 — L’Esercito di Terracotta e lo spettacolo di Huaqing
L’Esercito di Terracotta è uno di quei posti che ti fanno sentire minuscola. Si tratta di un colossale complesso di oltre 8000 statue in grandezza naturale raffiguranti guerrieri, cavalli e carri da guerra, ognuno diverso dall’altro, schierati come se il tempo non fosse mai passato. Guardandoli, pensavo a quanto l’uomo abbia sempre avuto bisogno di lasciare qualcosa dietro di sé. Una traccia. Una memoria.
E forse è proprio questo che facciamo anche noi quando viaggiamo: raccogliamo pezzi di mondo per capire meglio chi siamo.
Fu creato nel III secolo a.C. per proteggere nell’aldilà il primo imperatore cinese, Qin Shi Huang, ed è considerato l’ottava meraviglia del mondo. Scoperto casualmente nel 1974 da alcuni contadini che scavavano un pozzo, il sito archeologico è oggi un museo protetto dall’UNESCO ed è suddiviso in diverse “fosse”:
- Fossa 1: È la più grande e spettacolare, ospita la forza principale dell’esercito. Si stima che qui si trovino oltre 6.000 tra soldati e cavalli disposti in assetto di combattimento.
- Fossa 2: Contiene circa 1.400 figure tra fanti, cavalieri e arcieri, ed è concepita come la guardia scelta.
- Fossa 3: La più piccola, con sole 68 statue, rappresenta il posto di comando con ufficiali di alto rango.
L’aspetto più affascinante di questo esercito è l’incredibile attenzione ai dettagli: ogni soldato ha un volto, un’espressione e un’acconciatura differenti, e le statue presentano altezze variabili tra 1,75 e 1,95 metri per indicare il diverso grado militare. Le statue erano originariamente dipinte con colori vivaci ed equipaggiate con armi vere, molte delle quali saccheggiate nei secoli passati.
La tomba vera e propria dell’imperatore si trova a breve distanza, ma non è mai stata scavata. Il complesso è così profondo e circondato da falde acquifere e da difese a base di mercurio descritte dagli storici, che il governo cinese attende tecnologie più avanzate per esplorarlo senza rischiare di danneggiarlo.
Consiglio pratico: I soldati si trovano a Lintong, a circa 40 minuti da Xi’an. Arriva presto per evitare la folla — già a metà mattina i padiglioni diventano affollati oppure visitala nel tardo pomeriggio, a quasi orario chiusura, in modo tale da evitare i grandi gruppi di turisti.
Nel pomeriggio, abbiamo visitato la Piscina di Huaqing, le terme imperiali dove l’imperatore Xuanzong trascorreva i mesi invernali con la sua concubina Yang Guifei. Situata ai piedi del Monte Li a Xi’an, è un antico complesso termale reale con oltre 3.000 anni di storia, famoso per le sorgenti calde a 43∘C e i bagni imperiali della dinastia Tang.
La sera, lo spettacolo “Il canto del rimpianto eterno” messo in scena proprio qui, con le acque della piscina come scenografia naturale: bellissimo, davvero da non perdere, con degli effetti scenici davvero sorprendenti e incredibili!
Giorno 5 — La Pagoda dell’Oca Selvatica e l’Hanfu
La Pagoda della Grande Oca Selvatica è uno dei simboli di Xi’an: una torre pendente costruita nel 652 sotto la Dinastia Tang. Il nome deriva da una leggenda buddhista — si narra che il Buddha, sotto forma di oca, precipitò al suolo per fornire nutrimento a un monaco affamato, diventando così anche insegnamento spirituale.

Dopo la visita della Pagoda, ci siamo fermati per pranzo al ristorante Chang an, all’ultimo piano del centro commerciale adiacente la pagoda.
Ma l’esperienza che mi ha segnata di più in questa giornata è stata indossare l’Hanfu, l’abito tradizionale della dinastia Han.
Mi hanno truccata, pettinata, intrecciato i capelli con lunghe ciocche decorative… e quando mi sono guardata allo specchio ho sorriso, perché non mi riconoscevo più. Camminare vestita così tra lanterne rosse, templi e strade antiche è stato come entrare dentro un film. La cosa che mi ha colpita di più era vedere quante ragazze cinesi lo facessero normalmente, con orgoglio, trasformando una tradizione antica in qualcosa di attuale e vivo.
Come funziona: Ci sono tantissimi negozi che noleggiano questi abiti nel centro storico. Entri, scegli lo stile, e loro si occupano di tutto: abito, trucco e acconciatura elaborata con ciocche intrecciate. Il risultato è degno di un film in costume. Il prezzo è accessibile e l’esperienza vale moltissimo.

Nel pomeriggio, visita alle Dodici Ore di Chang’an (长安十二时辰), un’attrazione immersiva ispirata all’omonima serie TV che ricrea la vita quotidiana della Chang’an della dinastia Tang. La sera, passeggiata nella Città Notturna della Grande Tang (大唐不夜城): palazzi illuminati, artisti di strada, fontane danzanti e migliaia di cinesi in abiti tradizionali.
Giorno 6 — Il Quartiere Musulmano, le Mura Antiche e Defu Alley
Xi’an ospita una significativa comunità musulmana di etnia Hui, e il suo Quartiere Musulmano (Huimin Jie) è uno dei luoghi più vivaci e profumati che abbia mai visitato. Bancarelle di street food, moschee antiche, negozi di spezie e artigianato. Assolutamente da percorrere a piedi e con stomaco vuoto.
Abbiamo pranzato al De Fa Chang Restaurant, il ristorante di ravioli più quotato di Xi ‘an (dal 1936) dove i ravioli non solo sono realizzati a mano, ma sono anche delle vere e proprie opere d’arte. Nella nostra saletta, avevamo uno chef privato che ha preparato ravioli in forme (e gusti diversi). In realtà ci hanno detto che questa caratteristica viene fatta solo per i turisti, ma i cinesi sono soliti mangiare i ravioli classici a base di trito di carne di maiale e cavolo cappuccio arricchiti con cipollotto, salsa di soia, zenzero e olio di sesamo.
Nel pomeriggio, visita alle Mura Antiche di Xi’an: una delle cinte murarie meglio conservate al mondo, lunga 13,7 km. Si possono percorrere a piedi o in bicicletta per una prospettiva unica sulla città.ù
Dove cenare: La sera cena a base di anatra arrosto al LAOPU ROAST DUCK (岩炉-老镝烤電) — una versione locale dell’anatra alla pechinese, dal sapore intenso e dalla pelle irresistibilmente croccante.

Proprio di fronte, poi, c’è un centro commerciale futuristico a forma di fiore, lo Xian Mixc Mall, dove ogni sera c’è uno spettacolo con suoni e luci molto bello. In Cina i centri commerciali sono davvero pazzeschi e meritano assolutamente una visita.

Giorno 7 — Chenlu, la città di terracotta che non conosce nessuno
Questa è stata la tappa più inaspettata e sorprendente dell’intero viaggio.
Chenlu è un piccolo villaggio nascosto tra le montagne della provincia dello Shaanxi, a circa due ore da Xi’an. Situata nella contea di Tongchuan, è una delle città storiche più importanti per la produzione di ceramica in Cina, famosa per i suoi forni millenari che non hanno mai smesso di ardere sin dalla dinastia Song.
Qui la terracotta non è solo artigianato — è ovunque. Le case sono costruite con antichi mattoni di argilla. I muri sono coperti di vasi. Le strade sembrano un museo a cielo aperto. Da più di mille anni, gli abitanti di Chenlu vivono grazie alla ceramica, esattamente come si faceva secoli fa. Molti dei vecchi forni tradizionali sono ancora attivi oggi, usati ogni giorno come se nulla fosse cambiato.

Passeggiare per Chenlu dà una sensazione stranissima: sembra di entrare dentro una scenografia antica, ma è tutto reale. E fuori dalla Cina, quasi nessuno conosce questo posto. Forse perché Chenlu non ha grattacieli né tecnologia futuristica. Ha qualcosa di molto più raro: una tradizione che è sopravvissuta al tempo. E devo ammettere che anche gi abitanti di Chenlu non avevano mai visto prima un occidentale. Quando siamo arrivati, ci hanno trattato quasi come celebrità. Ci hanno scattato tantissime foto e video, perchè quasi non ci credevano che fossimo realmente lì.
Come arrivarci: L’escursione si fa in pullman da Xi’an. Il trasferimento dura circa due ore per tratto.
Ritornati a Xi ‘an da Chenlu, abbiamo fatto una cena tipica a base di Biang Biang, dei noodles lunghissimi e larghi molto simili alle nostre tagliatelle, così chiamati per il rumore che fanno quando vengono preparati.
Giorno 8 — Il Monte Huashan: adrenalina o spiritualità, scegli tu
Il Monte Huashan non è una semplice montagna: è un bivio tra adrenalina pura e spiritualità profonda. Considerato una delle cinque montagne sacre della Cina, è formato da cinque vette che ricordano i petali di un fiore di loto.
È una montagna sacra, ma anche un luogo estremo, quasi intimidatorio.

Si raggiunge la cima tramite una delle ovvie più spettacolari del mondo, con un dislivello di circa 1.000 metri nel vuoto. Una volta in cima, hai due scelte:
- La ferrata sospesa nel vuoto — considerata una delle più pericolose del mondo, con assi di legno e catene aggrappate alla roccia a strapiombo.
- Il percorso dei templi — silenzioso, sacro, con panorami che sembrano dipinti.
Io ho scelto di rallentare. Ho camminato tra i templi antichi, mi sono seduta sul bordo di una vetta e ho guardato le montagne. E credo che questo viaggio, in fondo, mi abbia insegnato proprio questo: rallentare. Osservare di più. Vivere davvero i luoghi invece di attraversarli.
Alcuni colleghi invece hanno deciso di fare la ferrata, nonostante la pioggia e la grandine. Con il sole e il bel tempo forse l’avrei fatta anche io, ma ho ammirato il loro coraggio.

Giorni 9-10 — Yan’an: il Canyon, le Cascate Hukou e lo Yangjialing
Da Xi’an si può raggiungere Yan’an comodamente in treno ad alta velocità (circa un’ora e mezza). Qui ci aspettano due delle meraviglie naturali più sottovalutate della Cina.
Il Ganquan Yucha Grand Canyon — ovvero il Canyon di Yucha — è un luogo che sembra uscito da un altro pianeta. Scavato dall’acqua e dal vento in oltre 100 milioni di anni ma scoperto solo nel 2010, presenta pareti di roccia che cambiano colore ogni minuto: rosso, verde, arancione. Ricorda l’Antelope Canyon dell’Arizona, ma è ancora sconosciuto ai più.
Informazioni pratiche: Ingresso circa 12 €, navetta con autista inclusa a circa 9 €. Raggiungi prima Yan’an in treno veloce, poi segui le indicazioni per il canyon.
Poco distanti dal canyon, ma raggiungibili solo in auto, ci sono le Le Cascate di Hukou le cascate più grandi della Cina sul fiume Giallo, dove l’acqua ocra precipita fragorosa in una gola stretta e potentissima. Famose per il colore ocra delle acque, offrono uno spettacolo maestoso quando il fiume si restringe improvvisamente da 300 a 20 metri, precipitando con una forza impressionante. L’altezza del salto è di circa 20-30 metri, con una larghezza che varia a seconda della portata.
Piccola curiosità: Il nome “Hukou” significa letteralmente “bocca del bollitore”, per via della forma della gola che fa sembrare l’acqua che bolle.
Purtroppo le abbiamo visitate con la pioggia, ma sono comunque spettacolari.
- Da Xi’an (nello Shaanxi), sono disponibili tour giornalieri e transfer privati che impiegano circa 3-4 ore di viaggio per tratta.
- Dalla vicina Linfen (nello Shanxi), i collegamenti sono più frequenti e consentono di accedere alla sponda orientale della gola.
Il giorno seguente, visita al sito storico di Yangjialing, dove il Partito Comunista Cinese ha avuto la sua sede durante gli anni Quaranta, tra il 1938 e il 1947 e ha fatto da centro nevralgico della rivoluzione.
Qui è possibile ancora visitare:
- L’Auditorium Centrale: Costruito nel 1941, è l’edificio principale in mattoni e legno dove si tenne il 7° Congresso Nazionale del Partito Comunista nel 1945.
- Le Residenze: È possibile visitare le abitazioni originarie e le caratteristiche grotte scavate nella roccia (yaodong) in cui vissero Mao Zedong, Zhou Enlai e altri leader rivoluzionari per quasi un decennio.
- Sale riunioni e Musei: Contengono mostre, documenti e reperti che illustrano le strategie militari e ideologiche elaborate proprio in questo luogo.
È un luogo fondamentale per il cosiddetto “turismo rosso” cinese e rappresenta una tappa imperdibile per gli appassionati di storia politica e moderna del Paese, ma anche semplicemente per avere un pò di cultura sulla storia moderna cinese.

Giorni 12-14 | Il Sichuan: Chengdu, i panda e l’Opera con il cambio di maschera
Lasciata Xi’an, abbiamo preso il treno veloce D1913 che mi ha portata a Chengdu in meno di quattro ore, dove è iniziata la terza parte del viaggio. Il Sichuan ha un’atmosfera completamente diversa dallo Shaanxi — più morbida, più rilassata, più verde.
Dove dormire a Chengdu: Hilton Garden Inn Chengdu Fenghuangshan Sports Center — moderno e ben collegato.
Giorno 12 — Kuanzhai Xiangzi, il People’s Park e Jinli
Il pomeriggio del primo giorno a Chengdu l’ho dedicato al Quartiere di Kuanzhai Xiangzi (i Vicoli Larghi e Stretti): due antiche strade parallele restaurate, piene di case da tè, ristoranti e negozi di artigianato.
Una tappa obbligatoria è il People’s Park, il parco del popolo dove si trova la bacheca degli annunci per trovare l’anima gemella — i genitori affissono i profili dei figli in cerca di un partner. Un’usanza toccante e curiosa al tempo stesso.

Nelle case da tè di Chengdu si nasconde una tradizione che non ti aspetti: la long mouth teapot performance, dove i maestri versano l’acqua con bollitori dal becco lungo fino a un metro, eseguendo movimenti acrobatici studiati per anni. Non è solo estetica — è una forma d’arte nata nel Sichuan per intrattenere gli ospiti durante la cerimonia del tè.
La sera, passeggiata a Jinli: una delle strade più pittoresche di Chengdu, con lanterne rosse, negozi di artigianato e street food di ogni tipo.

Giorno 13 — I Panda, il Parco Dongjiao Memory e l’Opera del Sichuan
Vedere i panda giganti dal vivo è una di quelle cose che ti fanno tornare bambina per qualche minuto. La Base di Ricerca e Riproduzione del Panda Gigante di Chengdu, situata nei pressi della città di Chengdu, è uno dei centri di conservazione più importanti al mondo dedicati al panda gigante. Fondata nel 1987, la struttura si occupa della tutela della specie, dello studio del suo comportamento e del miglioramento delle tecniche di riproduzione in cattività, con particolare attenzione alla riduzione dei problemi legati alla bassa fertilità naturale e alla difficoltà riproduttiva dei panda. La specie è stata a lungo minacciata soprattutto a causa della perdita e frammentazione dell’habitat forestale di bambù, dell’isolamento delle popolazioni e della sua dieta altamente specializzata, che ne limita la capacità di adattamento. Grazie ai programmi di conservazione e riproduzione assistita sviluppati a Chengdu e in altre riserve cinesi, la popolazione di panda giganti è oggi in miglioramento e la specie è stata riclassificata da “in pericolo” a “vulnerabile”, rappresentando uno dei casi di successo più noti della conservazione moderna.
Il panda gigante è stato a lungo considerato una specie in pericolo principalmente a causa della combinazione tra fattori ambientali e caratteristiche biologiche molto specifiche. La causa principale è stata la perdita e frammentazione del suo habitat naturale, soprattutto delle foreste di bambù, dovuta a espansione agricola, urbanizzazione e disboscamento, che ha isolato le popolazioni riducendo lo scambio genetico. A questo si aggiunge una dieta estremamente specializzata basata quasi esclusivamente sul bambù, che rende la specie poco adattabile a cambiamenti ambientali o alla scarsità temporanea di risorse. Dal punto di vista biologico, i panda presentano inoltre una bassa fertilità naturale, con periodi riproduttivi molto brevi e un basso tasso di sopravvivenza dei cuccioli, fattori che rallentano la crescita della popolazione. L’isolamento genetico causato dalla frammentazione dell’habitat ha ulteriormente aumentato la vulnerabilità a malattie e problemi riproduttivi, mentre in passato anche la caccia e il disturbo umano nelle foreste hanno contribuito alla loro diminuzione.
Arriva presto — i panda sono più attivi nelle prime ore del mattino, quando vengono nutriti con i loro amati germogli di bambù.

Nel pomeriggio, visita al Parco Dongjiao Memory: un ex stabilimento industriale trasformato in spazio culturale, con murales, musica e una bella atmosfera indie. Poi shopping e passeggiate a Taikoo Li, il distretto commerciale open-air più trendy di Chengdu.

La sera, spettacolo di Opera del Sichuan con il cambio di maschera (Biàn Liǎn): una delle tradizioni più affascinanti e misteriose della cultura cinese. I performer cambiano maschera in frazioni di secondo — letteralmente in un battito di ciglia — senza che nessuno capisca come. È una tecnica gelosamente custodita, tramandata di maestro in allievo da secoli, che oggi è considerata patrimonio culturale immateriale cinese. Ogni maschera ha un colore e un significato: rosso per la lealtà, bianco per la perfidia, nero per l’imparzialità. Assolutamente da non perdere.

E poi per cena il tipico hotpot cinese, rigorosamente piccante!

Giorni 15-16 | Il Bamboo Sea e Yibin: dove la natura sorprende ancora
Da Chengdu, trasferimento verso Yibin per visitare il Mare di Bambù di Shunan (Shunan Zhuhai): una foresta di bambù gigante che si estende per oltre 120 km² tra le colline del Sichuan. Alcune scene del film La Tigre e il Dragone sono state girate proprio qui, e camminando tra quei culmi altissimi che filtrano la luce si capisce perché questo paesaggio sia così cinematografico.

Dove dormire a Yibin: Holiday Inn Express Yibin.
La sera, passeggiata serale alla confluenza dei tre fiumi, visita alla via antica di Guanying e degustazione degli spuntini tipici di Yibin — una città che pochi visitano ma che riserva piacevoli sorprese.
Giorni 17-18 | Chongqing: la città più assurda della Cina
Niente mi aveva preparata a Chongqing.
Chongqing non sembra reale. È una città verticale, caotica, surreale — la chiamano la “città 5D” o “cyberpunk” per le sue prospettive impossibili. La metropolitana attraversa i palazzi, le strade si intrecciano su quattro o cinque livelli, sali una scala e ti ritrovi venti piani sopra senza accorgertene. L’antico convive con il moderno in un contrasto davvero affascinante.
Dove dormire a Chongqing: Ronghui International Hotel, distretto di Shapingba.
Giorno 17 — Ciqikou, la Kuixing Tower e la crociera con i droni
Nel pomeriggio, visita all’antica città di Ciqikou: un quartiere storico sulle rive del fiume Jialing, con case in legno, templi e street food irresistibile.
L’esperienza più surrealista? La Kuixing Tower Square — una piazza al ventiduesimo piano di un grattacielo. Sì, hai capito bene. Una piazza. Al ventiduesimo piano.

La sera, crociera notturna sui fiumi Yangtze e Jialing, con lo skyline di Chongqing che si riflette sull’acqua. E poi lo spettacolo di droni: oltre 6.000 droni che disegnano figure luminose nel cielo sopra la città. Sembra fantascienza, e invece è ogni sabato sera intorno alle 20:30.

Tip: Arriva in anticipo e controlla sempre il meteo. Io me lo sono goduta dalla crociera sul fiume, con una prospettiva privilegiata. Un’esperienza che non si guarda soltanto — si vive.

Giorno 18 — Il Tempio di Luohan, il tram che passa nel palazzo e Nanshan
La mattina, visita al Tempio di Luohan: uno dei templi buddhisti più affascinanti di Chongqing, con le sue 500 statue di arhat tutte diverse.

Poi il momento più iconico di Chongqing: il tram di Liziba, che letteralmente entra ed esce da un palazzo residenziale passando tra il quinto e il settimo piano. Gli abitanti ci hanno fatto l’abitudine; i turisti fanno la fila per fotografarlo.

Il pomeriggio, passeggiata sul percorso pedonale di Jiefangbei e attraversamento della funivia del fiume Yangtze per raggiungere la sponda opposta. La sera è tutta dedicata alla collina di Nanshan: barbecue al tavolo con vista panoramica sull’intera Chongqing, che di notte brilla come un circuito elettronico infinito. Musica live, carne e verdure sulla piastra, e quella malinconia tipica degli ultimi giorni di viaggio.
Il ristorante: Barbecue del vecchio Ding, sulla collina di Nanshan. Il taxi ti lascia all’inizio della salita; poi a piedi (circa 20 minuti) o in moto taxi fino ai localini. Prezzo: circa 30 € in due. Una vista che vale tutto il viaggio.

Il volo di ritorno
Il 27 aprile, volo di rientro da Chongqing a Roma con Hainan Airlines (decollo alle 2:25, atterraggio a Roma alle 7:05). Sono tornata in Italia con migliaia di foto nel telefono, certo. Ma soprattutto con una sensazione nuova addosso.

La Cina mi ha sorpresa continuamente. Mi ha confusa, spiazzata, affascinata. Mi ha fatto sentire piccola davanti alla sua storia e allo stesso tempo proiettata dentro il futuro. Ma soprattutto mi ha ricordato una cosa che troppo spesso dimentichiamo: quanto sia importante continuare a meravigliarsi.
Riepilogo dell’itinerario in sintesi
| Tappa | Giorni | Dove dormire |
|---|---|---|
| Pechino | 1-3 | Regent Hotel |
| Xi’an e Shaanxi | 4-11 | Xi’an Tibet Mansion Kaiyuan Mingdu Grand Hotel |
| Yan’an | 9-10 | Yan’an Hotel |
| Chengdu | 12-14 | Hilton Garden Inn Chengdu Fenghuangshan Sports Center |
| Yibin | 15-16 | Holiday Inn Express Yibin |
| Chongqing | 17-18 | Ronghui International Hotel |
Cosa sapere prima di partire per la Cina:
Breve recap di tutte le cose pratiche, perché la Cina è un paese che richiede qualche preparazione in anticipo.
- Visto non necessario: I cittadini italiani non hanno bisogno del visto per soggiorni fino a 30 giorni. Basta compilare il modulo di immigrazione online prima della partenza.
- Niente contanti né carte di credito: In Cina si paga quasi esclusivamente tramite Alipay. Scaricala prima di partire e carica le tue carte di credito sull’app.
- eSIM con VPN inclusa: Attiva una eSIM con un operatore come Holafly che funzioni anche da VPN. Senza di essa non funzioneranno Instagram, WhatsApp né Google.
- Powerbank con certificazione CCC: In Cina sono ammesse solo powerbank con questa dicitura. Se la tua non ce l’ha, lasciala a casa e comprala lì — la tecnologia costa pochissimo.
- Didi per gli spostamenti: È l’equivalente cinese di Uber. Si prenota direttamente dall’app ed è comodissimo.
- WeChat per comunicare: Se vuoi scambiare contatti con i locali, è l’app di messaggistica più usata in Cina.
- Google Translator sempre a portata di mano: Quasi nessuno parla inglese, ma i cinesi sono sorprendentemente disponibili a farsi capire con gesti, telefono e sorrisi.
- Bacchette e tavole rotonde: Dimentica le posate. In Cina si mangia con le bacchette e i pasti si condividono su grandi tavole rotanti — un’esperienza sociale bellissima.
- Bagni pubblici alla turca: Preparati alle toilette tradizionali nei luoghi pubblici.
- TikTok Live ovunque: Non è raro imbattersi in persone per strada in diretta streaming.
- Robot tuttofare: La Cina vive nel futuro — troverai robot in hotel, ristoranti e centri commerciali.
- La passione per i pupazzi: I cinesi adorano i peluche e i personaggi manga: li trovi ovunque, appesi alle borse, sui gelati, vicino agli scooter.
- Selfie con gli occidentali: In molti posti non sono abituati a vedere turisti europei — preparati a essere fermata per foto!
Assicurazione di viaggio
Prima di partire per un viaggio in Cina, così come per ogni viaggio in giro per il mondo, non dimenticare di stipulare un’assicurazione di viaggio, utile in caso di incidenti, imprevisti o voli cancellati.
Io ho l’assicurazione annuale con Heymondo e mi trovo benissimo. Per i miei lettori, è previsto uno sconto del 10% sull’assicurazione viaggio con Heymondo tramite questo mio link affiliato. Richiedila qui.
Hai domande sull’itinerario o vuoi sapere di più su una tappa specifica? Scrivimi nei commenti!




























































